Passeggiata a Malga Pusterle alla scoperta della leggenda di Ghertelina
Tra le camminate più belle sull’Altopiano dei Sette Comuni, troviamo la passeggiata a Malga Pusterle arricchita dalla leggenda di Ghertelina.
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Passeggiata a Malga Pusterle alla scoperta della leggenda di Ghertelina

Tra le passeggiate più belle da fare sull’Altopiano dei Sette Comuni, non può mancare la passeggiata a Malga Pusterle. Malga Pusterle si raggiunge con un facile escursione: camminerete lungo una strada sterrata e un ampio sentiero, tra boschi di abeti e faggi e i pascoli fioriti. A farvi compagnia lungo il cammino, troverete alcuni cartelli che ricordano la leggenda di Ghertelina. Ci troviamo infatti a poca distanza dal ristorante Ghertele e in questa zona, secondo la leggenda, un tempo c’era un giardino colmo di fiori profumati e magici. Pronti a camminare tra natura e leggenda?

Come raggiungere Malga Pusterle nel comune di Roana sull’Altopiano dei Sette Comuni

Raggiungere malga Pusterle a piedi è molto semplice: se venite da Camporovere, subito dopo l’Osteria Ghertele, troverete una strada sterrata che sale sulla sinistra. Se invece state scendendo dalla Piana di Vezzena, ricordatevi che la strada sterrata sarà sulla destra poco prima del Ghertele.

Potete lasciare l’automobile nel parcheggio del ristorante o subito dopo il cancello con la sbarra, ai margini della strada sterrata.

A circa cinquanta metri dal cancello troviamo l’imbocco del nostro sentiero che sale sul prato, a sinistra della strada militare. Comincia proprio da qui la passeggiata a Malga Pusterle. Continuiamo a camminare in salita finché incrociamo nuovamente la strada sterrata. La attraversiamo per camminare nuovamente in mezzo ai prati fioriti con il bosco a far da cornice. Alla nostra sinistra possiamo scorgere il Monte Verena, mentre se ci voltiamo a destra possiamo ammirare Bocchetta Portule. Il sentiero non è ben segnalato, ma basta seguire le tracce nell’erba in direzione della malga, i cartelli della leggenda di Ghertelina e le panchine di legno che incontriamo ogni tanto lungo la via. Ci accompagnerà per l’ultimo tratto del tragitto anche il rumore di un piccolo ruscello.

Ci ricongiungiamo infine con la strada sterrata cento metri prima della malga. Arrivati a malga Pusterle, non ci resta che fermarci ad assaporare i sapori della montagna, con il suono dei campanacci delle mucche a farci compagnia e tutto intorno un panorama da cartolina.

Si ritorna per la via dell’andata o per la strada militare che ci riporterà al punto di partenza. Si tratta di una facile escursione di circa 6 km complessivi, con un dislivello di circa 280 m. Per chi non se la sentisse o non potesse camminare, la malga è raggiungibile anche in auto lungo la strada sterrata.

La leggenda di Ghertelina e del giardino del Ghertele

Secondo la leggenda di Ghertelina, un tempo il Ghertele era un giardino meraviglioso colmo di fiori di ogni colore e dal dolce profumo. Questi fiori non erano solo belli, ma avevano un potere magico: chiunque li annusasse diventava buono. Fu così che gli abitanti dell’Altopiano vissero in pace e tranquillità per molti anni: chiunque arrivava al Ghertele con cattive intenzioni cadeva in un sonno profondo e al risveglio dimenticava i cattivi propositi.

Il giardino del Ghertele proteggeva così gli altopianesi da chiunque volesse invadere il loro territorio. I fiori crescevano così belli e forti grazie alle cure di Ghertelina, una dolce fanciulla che viveva in una capanna nei boschi vicini. Ghertelina era bellissima e amava cantare mentre si prendeva cura dei suoi fiori. Le sue canzoni arrivavano fino in paese e tutti rimanevano incantati dal suo canto melodioso. Che la ragazza fosse straordinaria non vi erano dubbi, ma per il volere del dio Thor nessuno poteva avvicinarsi. Gli abitanti dell’Altopiano si accontentavano così di udire il suo canto soave, grati della protezione riservata loro.

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Purtroppo un brutto giorno i fiori della valle impallidirono e non si sentirono più i dolci canti di Ghertelina. Si sparse la voce che la giovane fosse ammalata: tutti avrebbero voluto andare a farle visita, ma sapevano che era loro proibito. Jechele, un giovane pastore afono a seguito di un terribile spavento, ebbe il coraggio di salire su una rupe di fronte alla Valdassa e da lì cominciò a suonare il liuto. Come per magia, i fiori, che sembravano appassiti, ripresero forza e vigore e tornarono a colorarsi di bellissime tonalità. Anche Ghertelina che giaceva ammalata a letto sentì la melodia. La solitudine l’aveva resa triste, ma rispose al giovane con queste parole: “La musica è melodia, l’animo buono, ma il destino è solitudine”.

Il giovane continuò a suonare in direzione del canto e raggiunse Ghertelina che lo invitò a lasciarla sola perché nel suo destino non c’era posto per l’amore. Jechele si rifiutò di lasciarla sola e la portò per mano verso la cima del monte, allontanandola però dal compito che le era stato affidato da Thor. La divinità capì subito che non poteva separare Ghertelina da quel giovane che tanto l’amava e quindi decise di punirli entrambi. Li trasformò in due larici. I due alberi avevano però tronchi così vicini che sembravano stretti in un dolce abbraccio. Da quel giorno il giardino rimase senza la sua guardiana e i fiori sparirono. I barbari si riversarono sull’Altopiano disseminando rovina e distruzione. Nel mese di maggio però si sentono ancora i rami dei due larici fluttuare al vento quasi a sembrare una voce accompagnata da un liuto.

Fotografie e testo © Anna Roscini | Riproduzione vietata

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