Passeggiata al Santuario della Madonna del Buso e al canyon di Gallio
La passeggiata al Santuario della Madonna del Buso e al canyon di Gallio è senz’altro una delle più suggestive escursioni da fare sull’Altopiano.
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Passeggiata dal Santuario della Madonna del Buso al canyon del Buso Vecio di Gallio

La passeggiata dal Santuario della Madonna del Buso al canyon di Gallio è senz’altro una delle più brevi, ma suggestive escursioni da fare sull’Altopiano dei Sette Comuni. A pochi passi dalla Madonna del Buso, si nasconde un canyon naturale di una bellezza straordinaria. Nel corso dei millenni, le acque del torrente Frenzela hanno scavato queste rocce dando vita ad un incredibile spettacolo della natura, chiamato anche il canyon del Buso Vecio. Andiamo a scoprirlo insieme!

Come raggiungere il canyon del Buso Vecio di Gallio

Una volta arrivati alla chiesa della Campanella a Gallio, svoltate in via Ronchi di dietro. Proseguite per 1,8 km e poi girate a destra in Contrada Gianesini seguendo le indicazioni per il Santuario della Madonna del Buso.

Lasciate l’auto di fronte alla chiesetta. Per raggiungere il canyon, basta scendere dalla scalinata a destra del santuario. Ci impiegherete circa 15 minuti.

Potrete camminare dapprima sul letto asciutto del torrente ed ammirare sopra di voi, a più di 70 metri di altezza, il ponte che collega le frazioni di Ronchi e Stoccareddo di Gallio. Gli ometti di sassi vi indicheranno la strada da seguire sulla sinistra.  

Una volta giunti tra le alte pareti di pietra, sarete avvolti da un’atmosfera surreale: un gioco di luci ed ombre, di licheni verdi e roccia dai colori più disparati. Sembra di essere catapultati in una location di un film fantasy. Incredibile pensare a come questo luogo umido e silenzioso, sia in realtà il frutto del lavoro incessante dell’acqua durante i secoli.

Siate sempre come l’acqua che, malgrado le difficoltà, trova la pazienza e la forza di scavare le montagne.

Potete raggiungere il canyon di Gallio a piedi anche dalla Valle dei Mulini.

Il Santuario della Madonna del Buso: la storia

Il santuario dedicato alla “Madonna del Caravaggio” fu costruito per volontà del frate Giovanni Battista Casera. Nel 1830 questo eremita, di ritorno da un lungo viaggio per visitare i più famosi santuari mariani dell’Italia del nord, incorse in un violento temporale primaverile. Fortunatamente trovò rifugio in questo luogo suggestivo. Pensò quindi di costruirvi un tempio con annesso eremitaggio, un campanile, un ponte di pietra per unire i due versanti della valle e un ampio piazzale per accogliere i devoti della Madonna. L’opera fu pronta in quattro anni, nel 1834.

In breve tempo il tempio divenne un’oasi mistica per tutti gli abitanti dell’Altopiano. Non solo, divenne ben presto meta di pellegrinaggi specialmente il 26 maggio (anniversario della seconda apparizione della Madonna a Pinè e della apparizione della Vergine a Caravaggio) e il 26 luglio, il giorno di Sant’Anna.

Purtroppo il tempio fu distrutto dai bombardamenti della Prima guerra mondiale nel dicembre del 1917.

Dopo la veloce ricostruzione, il 27 maggio 1927, l’arciprete di Gallio, don Primo Giacomelli, lo inaugurò e benedisse, essendo tornato come per miracolo all’antico splendore. Nel 1897 il vescovo di Padova elevò il tempio a santuario.

La Val Frenzela: da Gallio a Valstagna

Nel corso della storia la Val Frenzela, che da Gallio arriva a Valstagna, svolse un ruolo importantissimo sia per gli abitanti della montagna che della pianura.

Fino agli inizi del 1900, la valle fungeva da Via della lana e veniva percorsa dalle greggi di pianura e dell’Altopiano per le transumanze in autunno e primavera.

A partire dalla fine del XIV secolo la Valle diventò una delle vie del legname, per agevolare appunto il trasporto del legname di Gallio e Asiago verso il Brenta, e quindi, verso l’Arsenale di Venezia.

Anche i contrabbandieri utilizzarono questa valle per portare agli abitanti dell’Altopiano tutti quei beni (olio, zucchero, sale, caffè, tabacco, alcolici) che altrimenti sarebbero stati troppo onerosi sul libero mercato a causa dei dazi spropositati. Da qui, il nome di Via del contrabbando.

Non solo, nel maggio del 1916, a seguito dei bombardamenti austroungarici, gran parte della popolazione di Gallio e Asiago fuggì in pianura attraverso la Val Frenzela, I soldati italiani invece risalirono la valle per raggiungere il fronte e contrastare l’avanzata delle truppe austriache. Un ruolo prezioso, dunque, in qualità di Via dei profughi e dei soldati.

Fotografie © Anna Roscini | Riproduzione vietata

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