Passeggiare nel Parco delle leggende di Cesuna nel comune di Roana
Il Parco delle leggende si trova a Cesuna, nel comune di Roana. Le sculture in legno vi porteranno a conoscere un mondo magico e incantato.
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il parco delle leggende di cesuna

Passeggiare nel Parco delle leggende di Cesuna nel comune di Roana

Almeno una volta nella vita vi sarà capitato di leggere fiabe e leggende ambientate in montagna. Storie di elfi, fate, gnomi, folletti e orchi che vivono in luoghi incantati. Nei boschi e nelle foreste, tra i rami degli alberi, le corolle dei fiori, sotto il cappello dei funghi, ma anche nelle grotte e nei corsi d’acqua. A Cesuna, frazione del comune di Roana in provincia di Vicenza, esiste un luogo dove la natura si fonde con la magia. Il Parco delle leggende di Cesuna vi porterà alla scoperta di un mondo popolato da creature straordinarie. Grazie a delle sculture in legno potrete conoscere alcune delle più note leggende dell’Altopiano dei Sette Comuni, raccontate da Paola Martello. Un posto ideale per rilassarsi con una coperta sotto l’ombra degli alberi o fare un bel picnic insieme ai bambini.

Come raggiungere il Parco delle leggende di Cesuna

Dal centro di Cesuna si può arrivare al Parco delle leggende in due modi. Il primo è con una breve passeggiata da via delle Mita, in corrispondenza del cippo in ricordo della prima chiesa di Cesuna. In alternativa, potete proseguire in auto lungo via Brunialti e parcheggiare nel piazzale delle scuole medie, poco distante dall’ingresso del parco. É possibile visitare il parco gratuitamente tutto l’anno. La visita è adatta anche a bambini e anziani, dato che il percorso non presenta particolari difficoltà. Camminerete quasi sempre sul prato e per breve tempo, essendo le sculture molto vicine. Se leggerete con attenzione tutti i pannelli informativi, impiegherete circa un’ora per visitare tutto il parco. Sono presenti inoltre alcuni tavoli da picnic con panchine in legno. Non vi resta che conoscere ora tutte le storie che avrete la possibilità di trovare nel Parco delle leggende di Cesuna.

Le leggende dell’Altopiano dei Sette Comuni raccontate da Paola Martello

  • La zizzara: la prima leggenda del Parco ci porta a conoscere la Zizzara, una signora arrivata a Cesuna in una giornata fredda e ventosa. Incuriositi, i cesunesi cominciano a spiarla: qualcuno la vede raccogliere di notte strane erbe nel giardino della casa disabitata che è andata ad abitare. Altri la vedono parlare con i suoi sette gatti o con il marito emigrato a Vienna attraverso un piatto pieno d’acqua. Tutti insomma cominciano a crederla una strega. In verità, la Zizzara offre sempre caramelle e mele ai bambini del paese. Negli anni in cui vive a Cesuna i campi sono incredibilmente fecondi, l’acqua sempre abbondante, gli animali pascolano sereni e il latte è buono. Un giorno però a Cesuna arriva una grande bufera e da allora nessuno vede più la Zizzara: si dice però che abbia finalmente raggiunto l’amato marito a Vienna.
  • Il sanguinello: con la seconda leggenda andiamo sul Monte Lèmerle al cospetto di un sanguinello, un folletto rosso molto dispettoso che ama fare scherzi. Se una persona è così sfortunata da calpestare le sue impronte, si trova obbligata a seguirle, perdendosi. Un giorno un boscaiolo ha la sfortuna di camminare proprio sulle sue orme e si trova d’improvviso ad attraversare luoghi misteriosi e mai visti prima. Decide allora di chiudere gli occhi per cercare di non impazzire. Per fortuna un amico corre in suo soccorso e ritorna a casa. Il folletto, nascosto tra i rami d’abete, sghignazza soddisfatto del trambusto creato.  
  • Le seleghen baiblen: queste generose fatine vestite di bianco, sono protagoniste della leggenda ambientata in Val d’Assa. Abitano proprio qui, in caverne naturali, e con gli animali hanno un rapporto di amicizia e rispetto. Queste piccole fate sono solite passare la giornata dipanando lana: ne fanno poi dei gomitoli magici che, talvolta, regalano agli uomini più meritevoli. Un giorno decidono di regalarne una matassa ad una giovane donna. Questa aveva chiesto loro un vestito per l’investitura del marito che si apprestava a diventare governatore del paese. Il prezioso dono avviene però ad una condizione: la donna deve lavorare il filo finché questo non sarebbe finito. In poco tempo la giovane confeziona un vestito degno di un re. Proprio durante la cerimonia però la donna, stanca di dovere stare a casa a tessere la lana, scaglia per terra il gomitolo. La matassa sparisce all’improvviso così come l’abito del marito a chilometri di distanza. Ad essere poco pazienti e molto ambiziosi, si corre infatti il rischio di ritrovarsi in…mutande.
  • Il nano Anselmo: con questo simpatico personaggio andiamo invece nella Val Magnaboschi, al bivio delle Cinque Strade, vicino al rifugio Boscon. Secondo la storia, nelle notti di luna piena, le streghe si riuniscono periodicamente in questo luogo, utilizzando i ceppi degli alberi come sedili. Una sera, Anselmo si trova involontariamente a partecipare a una delle riunioni. Per non essere visto, il nano astuto decide di fingersi una ceppaia. Il trucco riesce alla perfezione, tanto che una strega decide di sedersi proprio sul nano e di posare gli spilloni, che tengono a bada la sua chioma, sulle cosce e sulla schiena del povero Anselmo. Solo dopo molto tempo, il nano trova il modo di liberarsi dal dolore inferto dalle punture.
  • La voragine Giacominarloch: questa leggenda narra della storia d’amore di Giacomina e del coraggioso boscaiolo Joel, che la salva dalla maledizione degli elfi. In seguito a un grave torto infatti, i folletti che popolavano i boschi, avevano rapito la giovane e l’avevano condannata a diventare un’anguana, destinata ad ammaliare gli uomini con il suo canto e a farli prigionieri delle acque. Prima che la maledizione si compia, i due giovani riescono però a fuggire insieme per ritrovarsi…nel futuro. Se nel sottosuolo il tempo sembra scorrere lentamente, sulla terra erano passati ben cento anni.
  •  Il Billar-Man: In una caverna sulla Laita in Val Magnaboschi, abitava invece il Billar-Man, un omone grande e grosso. In realtà era molto timido e se tutti scappavano alla sua vista per paura, anche lui faceva lo stesso di fronte agli abitanti del paese. Un giorno però incontra in una radura una bella ragazza e decide di rapirla per colmare la sua solitudine. La porta nella sua caverna e chiude l’entrata con un grosso macigno. Passano gli anni e nascono due bambini, Gea e Peter, a cui l’uomo si affeziona molto. Un giorno la donna chiede ai piccoli di fare molto rumore così da attirare l’attenzione di alcuni cacciatori. Gli uomini li salvano dalla prigionia e li riportano in paese. Il Billar-Man, arrabbiato, tenta di andare a riprenderli, ma trova tutti gli uomini pronti ad affrontarlo. La folla minacciosa lo scorta fuori dal paese e gli lascia in ricordo solo le due metà dei pupazzi di legno che aveva regalato ai figli. Se li mette al collo come una collana e dà un ultimo sguardo all’Altopiano, prima di avviarsi verso la pianura.
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